Capoeiragem a Rio de Janeiro

 

André Luiz Lacé Lopes, Rio, Brasile
Traduttore:
Dott. Renato Lucandri, Viterbo, Italia
Eccellenti combatente ed istruttore di self-defense
come kali, il penja-silat, Capoeirista,
ex-pupilla di Maestri Canela;

 

 

“Brasile & Africa”
(Legge # 10.369, 09 gennaio 2003)
Presentazione Special

 

Ed eccomi a 68 anni, di cui quasi 50 passati nella Capoeira; per prima cosa ho imparato e ho insegnato le basi; poi ho scritto articoli, libri, presentato conferenze in Brasile e in tutto il mondo.


Sono stato testimone, benché modesto, del crescente successo della Capoeira che è avvenuto in modo quasi ironico, dato che in un passato non molto lontano era proibita dal Codice Penale Brasiliano.


La gente mi chiede a volte (mia moglie lo fa costantemente) perché scrivo così tanto sull’argomento. La risposta, data con un certo senso dell’umorismo, è sempre la stessa: “nessuno che ami la Capoeira scappa alla punizione”. Inoltre – e qui penso a me stesso nell’ottica di una vecchia abitudine di giornalista e di gestore - ho assunto la mansione, sempre polemica, di mettere in discussione ciò che si può mettere in discussione e di spiegare e riflettere su ciò che è contraddittorio.


Mi prendo il rischio di non essere capito da alcuni per qualche tempo (ma non da tutti per sempre).


Di fatto, caro lettore, fino ad oggi non mi è mai giunta voce di qualcuno in grado di rifiutare i miei punti di vista in modo ragionevole.


Uno dei punti più rigidi riguarda la mia tesi secondo la quale la cosiddetta “Capoeira Contemporanea”, meglio nota come “Lotta Regionale Baiana”, parlando in maniera rigorosa, è sì una lotta ma non è né regionale né totalmente baiana.


Come arte di combattimento, secondo una larga documentazione, ha preso le sue origini dall’antico capoeiragem della vecchia Rio de Janeiro.


Vi sono state solo poche reazioni contro questa affermazione, tutte con delle basi deboli e a volte portate in modo isterico.



In termini di elementi musicali ha preso le sue origini dalla musica folk del Nord-Est e dalla sua letteratura (literatura de cordel), specialmente dai repentistas, poeti dello Stato del Paraiba (ho scritto altrove su questo argomento). Ciò è una delle ragioni della mia scelta di utilizzare il formato della literatura de cordel per parlare di capoeiragem in questo libro.


Quest’arte, considerato il senso guerresco e il contenuto sociale delle sue canzoni, ha avuto anche delle influenze dai circoli militari e dalle elites brasiliane bianche di Rio e di Bahia.


Il fatto che la Capoeira “Regional” sia così diffusa in Brasile è dovuto anche alla sua adozione ufficiale da parte del Gruppo Senzala di Rio De Janeiro. Questo gruppo (fondato da giovani uomini della classe medio-alta di Rio) non è stato influenzato solo da fonti bahiane ma anche da molte altre, infatti i suoi membri erano soliti partecipare a rodas tenute a Rio da maestri come Artur Emidio (che ha portato per primo la Capoeira Bahiana ma veniva da… non da Salvador) e altri maestri residenti nella zona Nord di Rio, come Zé Pedro, Màrio Buscapé, Leopoldina e altri.


Un’influenza importantissima , non sempre riconosciuta, ma molto ben documentata, è stata quella della famosa “Capoeira realistica”, praticata per decenni nella zona Sud di Rio da Agenor Sampaio, il leggendario Maestro Sinhozinho, e dai suoi allievi, come André Jansen, Rudolf Hermanny, Luiz “Ciranda” e Neyder Alves, esperti in altre arti di combattimento, come le pratiche orientate al Vale-Tudo e alla difesa personale.

 

La tendenza odierna nella “Regional”, che sia menzionata o no, è stata quella di seguire questo percorso “realistico”. Molti giovani maestri di “Regional” si stanno votando a ciò che viene chiamato “MMA”, ovvero “Mixed Martial Arts”.
Considerando la questione da questo punto di vista, la Lotta Regionale Bahiana si può considerare a malapena un fenomeno folcloristico o di cultura popolare, Una delle considerazioni di base è che il folklore non ha n’autorevolezza di tipo individuale e che non ha la possibilità di avere date di nascita certe e delle regole ben definite.


Questo fatto è all’origine del rapporto di amore-odio tra la Lotta Regionale Bahiana e la Capoeira tradizionale, specie quella nota come “Capoeira Angola”.


Senza le sue radici storiche la “Capoeira Contemporanea” perderebbe parte del suo significato e dei suoi meriti. D’altro canto, questa Capoeira stilizzata fin dal suo inizio non ha mai nascosto di voler rimpiazzare la “Capoeira tradizionale” considerandosi superiore ad essa, specialmente in termini di efficacia (?) o di valori estetici (?).


Molti esperti di “Regional” anche oggi non nascondono questo genere di opinioni.


In modo furbesco, molti “ricercatori a contratto” hanno iniziato a vendere la teoria secondo la quale la Capoeira “Regional” e quella di “Angola” sono la stessa cosa. Non è così.


Tempo fa chiesi all’intelligente e molto compianto Maestro Caiçara perché in una vera roda di “Angola” nessuno avrebbe mai praticato lo stile di Capoeira “Regional”… La sua risposta fu breve e caustica: “E perché dovrebbero farlo?”.


In un’altra occasione, mentre ero a New York, il Grande Maestro João Grande mi dette una risposta non molto diversa che trascrissi in uno dei miei articoli e nell’introduzione alla seconda edizione di questo libro.

Ma come spiegare il successo della “Capoeira contemporanea” in tutto il mondo?


Ci sono molti motivi. Molti di questi motivi sono elencati nel mio libro Capoeiragem no Rio de Janeiro – Sinhozinho e Rudolf Hermanny (p. 251), porrei l’accento soprattutto sulla ragione principale, ovvero “il dio marketing”, che sembra comandare il mondo, Capoeira compresa.


La Capoeira contemporanea è legata alla classe media i cui membri sanno meglio di chiunque altro come focalizzare l’attenzione del pubblico sui loro progetti e su come trovare finanziamenti.


Chiunque faccia una ricerca in questo campo potrà confermare questo fatto.


Chiunque abbia avuto l’opportunità di essere a Parigi nel 2005 (il cosiddetto anno Franco-Brasiliano) o in Germania durante la Coppa del Mondo di calcio del 2006 avrà notato la presenza di capoeira stilizzata durante questi eventi.
Senza dubbio ciò è stato possibile grazie ai meriti dei maestri che hanno preso parte agli eventi ma anche grazie ai considerevoli quantitativi di supporto finanziario pubblico che è stato dato a questi maestri (e non ad altri).

In Brasile gli effetti di questo cattivo marketing sono stati più pronunciati in regioni suppostamente privilegiate in termini di pratica della capoeira, al punto tale che stati come Maranhão, Pernambuco, São Paulo e Rio de Janeiro, solo per menzionare i casi più conosciuti, hanno avuto vantaggi economici grazie a delle versioni totalmente inventate sulla storia della capoeira.


A Rio de Janeiro, città in cui ho vissuto per 60 anni, è stato molto triste seguire la totale incapacità dei leader locali della capoeira al fine di trovare dei progetti sensati.


Eccezione alla regola è stato il caso del signor Luiz Antônio de Abreu, Maestro Grilo (della Associação de Capoeira Arte Nobre), in grado di produrre un eccellente cd di capoeira celebrativo dei meriti di maestri di Rio come Sinhozinho & Hermanny tra gli altri, che hanno praticato la capoeira come arte di combattimento realistica.


Mentre stavo ultimando questo testo ho ricevuto anche una telefonata dal signor Geraldo Costa Filho, Maestro Gegê, un acuto ricercatore, che mi annunciava la sua nuova composizione che aiuta a gettare una luce sull’oscuro e cruciale combattimento tra gli studenti “Regional” di Mestre Bimba di Salvador e gli studenti del Maestro Sinhozinho di Rio.


Per parlare in maniera rigorosa, la capoeira Regional deve ancora dare al mondo delle prove serie e inconfutabili dei suoi meriti e della sua efficacia come arte di combattimento.


E’ impossibile non essere d’accordo con i maggiori esperti di altre arti marziali quando affermano che la capoeira Regional è un’arte scenica.


João Alberto Barreto, uno dei più famosi combattenti di Jiu-Jitsu di tutti i tempi (faccio sue citazioni altrove) ha detto che 10-15 secondi basterebbero per sconfiggere qualsiasi praticante di capoeira Regional.


Certo, tutto ciò è vero se non ci si mette d’accordo prima sugli esiti del combattimento, come è successo nella storia della capoeira Regional, documentazione in materia è attualmente disponibile (vedi il mio libro Sinhozinho & Hermanny su questo argomento).


Le mie critiche non sono dirette strettamente a Mestre Bimba, Manoel dos Reis Machado, l’acclamato fondatore della “Luta Regional Baiana” o “Capoeira Regional”.


Bimba era una figura molto carismatica che ho avuto il privilegio di incontrare per un’intervista molto significativa durante il mio programma sulla capoeira alla Roquete Pinto Radio nell’anno […]


Bimba fu una figura strumentale al processo di modernizzazione della capoeira ma era anche un uomo del suo tempo che oltre che ispirarsi alla capoeira tradizionale (“Angola”), si è ispirato alle fonti della capoeira di Rio de Janeiro, i cui progetti di modernizzazione andavano avanti almeno dai primi anni del 1900.


In una non sempre menzionata intervista del 1936, lo stesso Bimba nel contesto di una discussione sulla capoeira, affermò che Rio de Janeiro era “un centro più avanzato”, facendo riferimento al libro sullo sport e sulla capoeira pubblicato nel 1927 da Mestre Zuma.


Bimba portò I suoi studenti a una dimostrazione preliminare nell’importante Vale-Tudo di Salvador, Bahia, del 1935 in cui l’incontro più importante era tra l’allievo di Mestre Sinhozinho, André Jansen, e un allievo di Gracie Jiu-Jitsu.
Dovrebbe risultare ovvio a ogni persona ragionevole che gli aspetti del combattimento che resero speciale la capoeira “Regional” a Salvador erano già attivi a Rio De Janeiro decenni prima che Bimba aprisse la sua scuola.


Bimba si è ispirato a quelle fonti così come utilizzò altre fonti provenienti da diverse arti marziali estere come Jiu-Jitsu, Judo, Savate etc. Per tutto ciò controllate ancora il mio documentato libro su Sinhozinho& Hermanny.

 

Ciò che intendo criticare non è l’uomo o l’arte in se stessa ma il mito costruito intorno a lui e alla “Regional” da parte di alcuni suoi studenti che sono risultati essere quelli con maggiore riconoscimento del pubblico e che hanno vissuto su una tradizione inventata, per usare un’espressione popolare di questi tempi usata per primo da Eric Hobsbawn. E’ vero che nell’ultima decade della sua vita Bimba ha permesso la costruzione di questo mito anche se è chiaro dalla sua triste fine che non se ne avvantaggiò molto, come altri invece hanno continuato a fare.


Ciò che dovrebbe essere criticato è la falsa storiografia che rinforza il mito insieme a ogni sorta di politica disonesta che questa storiografia serve alle spese sia della capoeira tradizionale di Salvador (“Angola”) o di altri trend nella capoeira, sia tradizionali che moderni di altri Stati e altre fonti, specialmente quelli di Rio de Janeiro, severamente oppresso dalla ricerca “ufficiale” sulla capoeira, con poche eccezioni. Raccomando caldamente le opere del Prof. Luiz Sérgio Dias, oltre ai miei scritti, come antidoto a queste prospettive ristrette e altri ricercatori stanno lavorando su questa strada, nonostante lo stretto controllo contro ogni atteggiamento indipendente.


Ciò che dovrebbe essere ulteriormente criticato è l’ambiguità tra un discorso modernizzante che pone l’enfasi su una supposta “efficacia” della “Regional” a spese della capoeira tradizionale e popolare (“Angola”) attaccando alcuni dei suoi praticanti, e un altro discorso che afferma la continuità tra la capoeira “Regional” e quella di “Angola” al fine di giustificare il fatto che un praticante standard di “Regional” non riuscirebbe a combattere in una situazione realistica. Vorrei affermare che vi sono eccellenti maestri di “Regional” che hanno compreso che bisogna aggiornare l’arte che essi stessi praticano e vendono. Dopotutto, se la vita è dinamica e il folklore è dinamico perché non dovrebbe esserlo anche la capoeira “Regional”? (come ebbe a dire il Maestro Edison Carneiro). Possiamo notare nella Capoeira, tradizionale e non, una curiosa e sintomatica biforcazione.


Da una parte i giovani maestri più legati a un profilo guerriero che implementano le proprie conoscenze con lezioni di Jiu-Jitsu, Vale-Tudo, ecc. Anche la Capoeira realistica di Sinhozinho è stata oggetto di ricerche per tali scopi. Ho suggerito che laboratori di Capoeira per il combattimento dovrebbero essere tenuti in palestre di Vale-Tudo come la XGym & Black House a Rio, con l’aiuto di maestri come Jorge Guimarães, Carlão Barreto, Rogério Camões e Valquenares Oliveira. Questi laboratori potrebbero essere sponsorizzati dalla “Premiere Combat TV” e da riviste specializzate come “O Tatame”. Non c’è dubbio che in questi contesti la forma più adeguata di Capoeira sarebbe quella di Sinhozinho se avessimo l’aiuto di Valquenares (allievo di Hermanny) e altri esperti.


D’altro canto ci sono maestri che mantengono un profilo più legato al gioco e la furbizia e inventive del medesimo, essi basano la loro conoscenza su una versione tradizionale della Capoeira, ovvero l’”Angola”. Perché non promuovere laboratori di Capoeira tradizionale utilizzando l’aiuto dei vecchi maestri di “Angola” e di altri stili tradizionali?

 

Riprendendo la questione dell’efficienza della Regional, volevo dire che ho viaggiato per il mondo incontrando maestri di Capoeira e di Mixed Martial Arts facendo sempre la stessa domanda. Faccio la stessa domanda qui a Rio, dopo tutto le MMA, sotto il nome di Vale-Tudo sono nate qui a Rio e per molto tempo sono state preservate solo nei quartieri di questa città. “Potrebbe la Lotta Regional Baiana essere superiore alle altre arti di combattimento?” E’ opinione generale che la Capoeira Regional vincerebbe difficilmente su un ring o in un contesto sportivo o anche in una “roda” un qualsiasi tipo di gara M.M.A. Allora in quale contesto sarebbe legittimo affermare che la “Luta Regional Baiana” è “efficiente”? Tornando al già menzionato amore per la Capoeira bisognerebbe criticare anche gli aspetti che riguardano i modi in cui la Capoeira “tradizionale” è stata coltivata, specie per ciò che concerne la questione della black awareness, la consapevolezza nera, messa in evidenza più della stessa Capoeira. Di fatto o apparentemente la Capoeira tradizionale (Angola) avrà sempre un vantaggio rispetto alla Regional per quanto riguarda la questione della consapevolezza nera. Anche se la capoeira utilizza simbologie della cultura nera come una bandiera, porta con sé chiaramente la tendenza a fare della Capoeira un fenomeno bianco e borghese. Qualcuno ha mai partecipato a un meeting di Regional dove la questione nera fosse uno dei tempi principali trattati? E’ chiaro che la questione razziale non è un fattore importante, bensì fondamentale. Anche se è chiaro che i movimenti neri all’interno della Capoeira hanno bisogno di essere rimessi insieme. Il primo pericolo è quello che tradizionalmente accade a tutti i movimenti, ovvero che la leadership venga presa dal “nemico”. Mentre lavoravo al mio master a N.Y. ho avuto l’occasione di esaminare questo tema con attenzione scrivendo un saggio intitolato “Black-White Society”. Al professore David R. White piacque e mi dette il massimo dei voti! Il tema trattato era quello del cosiddetto “leader professionista”.


La mia critica principale è verso gli ingenui istruttori di Capoeira che usano gesti ispirati alla cultura africana, specie a quella religiosa. Saluti africani e gesti apparentemente segreti all’inizio della “volta ao mundo” sono esempi di queste tendenze, così come i discorsi sulla schiavitù, antica e moderna. La mia opinione è che dovremmo aggiornare questi argomenti a riflettervi in maniera più profonda. Bisogna lasciar perdere questi triti discorsi superficiali che portano con sé pregiudizi contro le culture africane che dicono di rispettare. Allo stesso modo molti maestri dovrebbero smetterla di andare in Africa a ogni piè sospinto, specie in Angola come se fossero dei messia rappresentanti della cultura mista brasiliana. Ci lamentiamo dell’imperialismo ma finiamo per comportarci allo stesso modo ponendo le culture africane o in un’ottica da neo-colonizzatori o guardando ad esse come culture colonizzate.


Uno di questo maestri ha praticato una sorta di plagio dicendo invece di essere stato originale. E’ andato in Angola ed è tornato in Brasile mettendosi a fare magliette e dando soprannomi con nomi di animali in via di estinzione. Non si è mai preoccupato di dire che l’animale africano a maggior rischio di estinzione è il cittadino africano stesso. Allo stesso modo gli studenti dello stesso maestro sono andati nell’Oceano Indiano a incontrare i “morenguists”, delle Reunion Islands, praticanti dell’antico Moringue, senza dubbio l’antenato della nostra Capoeira. Il problema è che sono andati lì ad insegnare “la vera Capoeira”, ovvero la versione bianca, addomesticata e borghese…


Tali argomenti sono quanto mai importanti in questo momento dato che la legge brasiliana # 10,369 varata il 9 Gennaio del 2003 (che andava a modificare la legge # 9,394 del 20 Dicembre 1996 che stabiliva le direttive base per l’educazione scolastica brasiliana) include nel curricolo ufficiale delle Scuole Pubbliche brasiliane il tema della “Storia e cultura afro-brasiliana”. Questa iniziativa ha bisogno di tutto il nostro appoggio e deve includere come disciplina anche “la storia afro-brasiliana della Capoeira”. E’ ragionevole pensare che i maestri di Capoeira abbiano iniziato a fantasticare sulle opportunità di questa disciplina emergente.


Data l’importanza dell’argomento, sebbene abbia adottato un atteggiamento poco amichevole (sembra una mia caratteristica che io sia destinato a comportarmi così), alla conferenza che ho presentato all’università “Estácio de Sá” a Rio de Janeiro qualche mese fa, ho sostenuto che, secondo la mia esperienza, sono davvero pochi gli “istruttori” qualificati di Capoeira che possano occuparsi di una disciplina del genere. A Salvador qualcuno come Pedro Morais potrebbe farlo e a Rio qualcuno come Berg e pochi altri oltre a loro.


O si fa così o altre persone riempiranno le aule suonando il berimbau o cantando le solite canzoni (alienate e alienanti) e parleranno delle importanti eredità della cultura africana come la fejoada, il baticum e la mulata. Senza negare l’importanza di queste influenze ho provato a mettere in evidenza ciò che dovrebbe essere fatto.

 

Sull’argomento ho scritto un articolo intitolato “ricetta per visitare l’Angola”. Il mio suggerimento di base è di leggere i libri di Nei Lopes, specialmente il più recente, Kitabu, il libro della conoscenza e dello spirito nero-africano. Il primo volume contiene: L’antica eredità – Tradizioni e storia nera-africana. Questa parte è ulteriormente divisa in: Congo, Mina, Takrur, Sengambia, Ethiopia e Zambesia. Il secondo volume è diviso in quattro parti: Brasile, Rio della Plata, Caraibi ispanici, Carabi francesi, Suriname, Carabi britannici e Stati Uniti. Questo libro dovrebbe essere letto e riletto da chiunque voglia diventare un insegnante sull’argomento.


Inoltre se dovessi enfatizzare l’argomento in modo tale da renderlo immediatamente apprezzabile dagli studenti brasiliani, e più vicino alla Capoeira, userei la raccolta di proverbi africani. Ciò aiuterebbe a rendere evidente a tutti noi (e a premunirci contro di esso) il pregiudizio secondo il quale, culturalmente, l’Africa ha contribuito solo con i suoi “stravaganti” rituali religiosi e non con un tipo di filosofia vera e propria. Senza neanche provare a stilare un repertorio completo, vale comunque la pena di trascrivere alcuni di questi proverbi, molti dei quali sembrano fatti “su misura” per i praticanti di Capoeira. Per non prendere troppo tempo e troppo spazio ci limiteremo alle zone del Congo, di Mina e dell’Etiopia (anche se leggerli tutti e rifletterci su sarebbe assolutamente fondamentale):

 

1. Proverbi – Congo

  • Ho cavalcato un elefante, gli amici sono venuti, l’elefante è morto, gli amici sono andati via.
  • Ciò che il cuore serba la bocca non dice.
  • Un tronco può stare dieci anni in acqua ma non sarà mai un coccodrillo.
  • Ciò che uno dice sul cadavere di un leone non lo dice quando il leone è vivo.
  • Più il fiume è in piena e più vuole crescere.
  • La bocca sta sorridendo, ma il cuore?

 

2. Proverbs – Mina

  • Il proverbio è il cavallo della conversazione. Quando la conversazione si annoia il proverbio se la porta in groppa.
  • Solo dopo aver attraversato il fiume si può ridere del coccodrillo.
  • Una bugia danneggia mille verità.
  • L’odio non è una cura per nulla.
  • L’albero dende è già alto ma darà buoni frutti?
  • Il male sa dove il male si nasconde.
  • Un falco vola alto ma ritorna sempre sulla terra.

 

3. Proverbi – Etiopia e Regioni vicine

  • Piedi impazienti finiscono sempre nella tana del serpente.
  • Lo stupido parla, il saggio ascolta.
  • La troppa modestia diventa desiderio.
  • Chi non sa camminare non può salire le scale.
  • La povertà rende schiavi.
  • Un gatto può entrare in un monastero ma rimane sempre un gatto.
  • Un fratello è una spalla.


Libri brasiliani specializzati come quello del Dr. Nei Lopes rappresentano un buon punto di partenza per i ricercatori della Capoeira che volessero tirarsi fuori dalle paludose sabbie mobili fatte di invenzione e marketing alle quali molti dei moderni guru, anche i Ph.D., hanno ricollegato la storiografia della Capoeira,


Consiglio per iniziare un’attenta lettura del libro A Manilha e o Libammo di Alberto Costa e Silva. E’ un lavoro molto approfondito che si concentra sugli aspetti economici, politici, geografici che potrebbero allargare la visione dei maestri-ricercatori che generalmente sono più orientati verso l’aspetto folkloristico.


Elton Medeiros (nella foto con due suoi fans), il grande compositore e poeta, maestro (di Candomblè) e buon amico mi è venuto in soccorso mettendomi a disposizione la sua biblioteca raccomandandomi autori come Altari Pinto, Arthur Ramos, Câmara Cascudo, Édison Carneiro, Roger Bastide, Nina Rodrigues e altri ma in special modo mettendo una grande enfasi sul Professor José Flàvio Pessoa di Barros. Tutto ciò ha alimentato il mio entusiasmo per due eccellenti lavori di questo Professore: Obaluajé, o banquete do Rei e A Fogueira de Xangô, o Orixá do Fogo, sicuramente libri fondamentali che ho avuto modo di conoscere grazie allo straordinario jongueiroseresteiro Lùcio Sanfilippo (guardate il suo lavoro al Bar do Ernesto, Lapa, Rio, ogni Venerdì). Sono letture obbligatorie per ogni maestro di Capoeira con ambizioni di implementare la Legge # 10,369!

Prima di iniziare a scavare più approfonditamente è sempre bene ricordare che in Sud America abbiamo una miniera d’oro per quanto riguarda le culture Africane. Il Candomble uruguyano e argentino ne è un buon esempio. Come conferma si può leggere e ascoltare Carlos Pàez Vilarò (Entre Colores y Tambores e Afrikandombe) o si potrebbe ascoltare Cáceres – Murga Argentina, possibilmente leggendo il testo che l’accompagna di Juan Carlos Càceres.


Tutto ciò, insisto, solo per iniziare. Raccomando anche la lettura di autori africani. Ad esempio i lavori dello straordinario Papetela (Artur Carlos Maurício Pestana dos Santos): As Aventuras de Ngunga (1973), A Revolta da Casa dos Ídolos (1979), O Cão e os Calus (1985), Yaka (1984 in Brazil, 1985 in Portogallo e Angola),

 

Lueji, o Nascimento de um Império (1989), Luandando (1990), A Geração da Utopia (1994),


A Montanha da Água Lilás, fábula para todas as idades (2000) e molti altri. Si ricorda anche José Landino Vieira, o anche il giovane pop-africano Ondjaki, solo per non menzionare più di tre nomi.


Per non rimanere solo in Angola aumenterei questa lista (che è lontana dall’essere completa) col nome del mozambicano Mia Couto (Antònio Emilio Leite Couto) con speciale enfasi su Os Sete Sapatos Sujos.


Siccome la Capoiera è molto diffusa negli Usa è bene ricordare qualche classico della letteratura riguardante la saga degli afro-americani come Soul on Ice, di Eldrige; Die, Nigger, Die, di Rap Brown; Growing Up Black, edito da Jay David & Ragtime Doctorow; From Plantations to Gheto, August Méier & Elliot Ruwick; e, tra le altre, Malcom X’s Autobiography.


Sull’incredibile esperienza del Sud Africa non conosco libro migliore di When the Lion Feeds & The Sound of Thunder, di Wilbur Smith (che mi ha accompagnato in un pomeriggio indimenticabile per Johannesburg che è poi finito a Parigi e non a Madrid come avevamo pianificato!).


Passando da un consiglio all’altro non posso non menzionare l’importanza di internet in questo processo di apprendimento dato che ci sono molti ottimi siti come Casa de Cultura da Mulher Negra dove ho trovato un brillante rapporto del Conselho Nacional de Educação su “Direttive curriculari per l’insegnamento delle relazioni etiche razziali e per l’insegnamento della cultura e della storia afro-brasiliana e africana”.


Il rapporto cita Frantz Fanon (The Wretched of the Earth) un guerriero che come il nostro Vinicius De Moraes è un bianco con un’anima nera, anche se Fanon era un poeta e Vinicius un giornalista.


Mr. Cenésio Feliciano Peçanha, originario di Baixada Fluminense e del mondo intero, straordinario ricercatore sulla Capoeira è partito per l’Angola insieme a un Ph.D. specializzato su questi argomenti affascinanti. Chissà se non avremo risultati così importanti che quelli finora esposti non sembreranno solo un riassunto? Lo speriamo. Lo speriamo perché queste nuove prospettive potrebbero aiutarci a promuovere delle correzioni qui nel nostro Brasile.


Il fatto è che molti di quelli che vogliono preservare la Capoeira di Mestre Bimba sono totalmente perduti (anche se fanno finta di no) perché non sanno come farlo e non sanno come fare progressi. Bimba se fosse vivo lo farebbe certamente molto bene. Buona parte degli “angoleiros” è ugualmente persa dato che vive su un passato che è più folkloristico che afro-brasiliano.


Come si dice in Brasile, tutto “finirà in pizza” per i guru, o con dei kit demagogici di base ad uso della folla affamata che passerà attraverso le porte di un congresso sulla Capoeira o davanti a una telecamera. Ciò che non ci manca sono progetti “inclusivi” specializzati nella pratica dell’esclusione. Gli altri stili moderni di Capoeira e i vari “marchi registrati” non dubito che avranno notato che è ora di superare questa fase infantile (commercio dei culti del passato, versioni fantastiche, ecc.) per entrare finalmente nella fase adulta della Capoeira.


Per far sì che ciò accada esistono dei modi e delle buone soluzioni. Come affermo in questo libro sul “cordel”, saggiamente la Capoeira ha un solido meccanismo per auto-preservarsi.


E ora passiamo al libro.